nero
domenica, 13 aprile 2008 - 02:07

a volte mi spaventa questo nero che mi porto attaccato addosso. impenetrabile. affonda i miei pensieri. devo srotolarli da lì, come gomitoli di lana rossa. scivolano dalla lingua. escono dalle mani. parlo per ore con emanuele. così difficile a volte fargli capire i miei punti di vista, ma così cieca io tante volte ai suoi. a quell'innocenza che nasconde di perversioni. che è poi la stessa che ci fa addormentare abbracciati a volte. è come se fosse me. quando lo tocco, quando mi tocca. gli do la mano a volte per strada. è come se ci aggrappassimo alle nostre solitudini. siamo due bambini che piangono perchè aprono l'armadio e scoprono che i mostri esistono davvero. si agita emanuele, nel suo mondo perfetto di perfette apparenze. di risposte che inevitabilmente nascondono qualcosa. lui che non è un bugiardo. ma si nasconde dietro occhi che arretrano appena, sono le bugie che li tirano giù. non gli ho raccontato di ieri sera. dell'epilogo del mio incontro con rodolfo. sarebbe stato troppo triste. mi avrebbe chiesto perchè, gli avrei risposto 'perchè ne avevo voglia'. come si fuma una sigaretta. e oggi mi fa male aver offuscato di fumo ancora una volta i suoi occhi grandi. michele è diverso. con lui è un gioco. siamo bambini che giocano a fare l'amore. parliamo, parliamo tantissimo. ridiamo. ma è come se ridere cristallizzasse per un secondo la nostra tristezza. manda riflessi che dopo un attimo già non si vedono più. poi lui. con lui a volte sembra il gioco più crudele del tiro alla fune. tira tira tira fino a farmi cadere nel più profondo di me. come potrei non averne paura? eppure mi sembra di impazzire dalla voglia di vederlo. del suo abbraccio. stringerlo. vorrei solo un bacio sui capelli, forse perchè non so se riuscirei subito a guardarlo negli occhi. poi baciarci davvero noi due soli. lontano da tutti.


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colpevole
giovedì, 10 aprile 2008 - 19:12

cerco di trovare il bandolo della mia agitazione. ma è un nodo che mi si stringe addosso e mi paralizza. i pensieri si rincorrono, non trovano sbocco. la mia testa è come un disco rotto. salta. salta e non trovo la fine. sembra che tutto mi scappi, anche se sono solo io a scappare. scappano le mie gambe che si agitano senza sosta. scappano le mani, che sembrano dover raccogliere acqua. scappano parole, che non sono quelle che vorrei pronunciare. scappo da me. ora che non mi riconosco. scappo da lui, che inchiodo delle mie stesse colpe e vorrei solo chiedergli di non farmi sentire un'altra volta colpevole.


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notte
giovedì, 03 aprile 2008 - 06:27

pensieri si spalancano nella mia testa e la notte già sta per finire. accendo una sigaretta e guardo il fumo silenzioso. fa appena in tempo a diventare riccioli agitati e poi si perde, nel buio della mia stanza. nemmeno questo riesco ad afferrare, sono spire biancastre già fuggite ai miei occhi. così ne accendo un'altra e ascolto. un uccello fuori, canta. sembra essere il solo. vorrei aprire la finestra, vedere dove sta posato, ma so che non riuscirei a vederlo, non c'è ancora luce. e poi mi sembrerebbe di disturbare. di invadere con la mia presenza umana quest'alba che sta arrivando. di spaventare quei poveri uccelli che in tante mattine mi hanno ricordato che stava arrivando il giorno, senza l'invadenza della sveglia, senza qualcuno a ricordarmi che mi devo alzare. avrei paura che potessero vedermi attraverso i rami su cui stanno nascosti e smettessero di cantare. e dei nostri spaventi rimarrebbe solo silenzio. non voglio silenzio adesso, vorrei il rumore di mille bocche alle orecchie, tanto rumore da impedirmi di pensare. ma so già che non alzerò il telefono, non sveglierò nemmeno mio padre. rimarrò qui seduta, a stringermi le gambe che non riesco a tenere ferme. a cercare, in questa mia testa, cos'è che stanotte mi terrorizza. cos'è che mi fa trovare brutto persino il silenzio, che tanto mi piace. cosa mi tiene sveglia, a fissare con gli occhi ciechi di buio un punto che non riesco nemmeno a vedere. cosa fa muovere le mie mani che stringono le lenzuola. ma un attimo dopo sono già fuori dal letto ed è solo stoffa, nulla a cui mi possa aggrappare.


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non so nemmeno io chi sono, come posso descriverlo ad altri?

Amo
amo i miei spazi, amo leggere qualcosa che cambi le mie prospettive, amo fare esperienze, amo trovare lo spunto in ogni cosa per imparare di più e non essere mai la stessa persona, amo il senso di vuoto perchè poi si apprezza di più quando qualcosa lo riempie

Odio
i limiti, miei e degli altri, odio non potermi sentire sempre come vorrei, aver paura, essere pigra, fare la stronza, odio che si riversino sul mio corpo tutti i miei stati mentali, odio scrivere troppe volte la parola "odio"

Perchè scrivo un blog
perchè quando il tutto diventa TROPPO è liberatorio metterlo nero su bianco

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